“Sempre più famiglie chiedono aiuto, ma troppe restano nell’ombra per dignità”

C’è una fame che non si vede, ma che abita sempre più case di Corigliano.
Non bussa alle porte dei servizi sociali, non si mostra nei numeri ufficiali, ma si percepisce nei supermercati, negli uffici comunali, nei volti di chi ogni giorno sceglie se pagare la bolletta o fare la spesa.
È la povertà nuova, quella che si è allargata dopo la pandemia e che oggi tocca anche famiglie fino a ieri considerate “normali”: lavoratori precari, genitori soli, pensionati con assegni minimi.

A raccontarla, con la voce di chi la vive e la affronta quotidianamente, è Antonio Gallina, presidente dell’Associazione Azzurra, da anni riferimento per la solidarietà sociale nel territorio di Corigliano.
Attraverso il Banco Alimentare, l’associazione distribuisce ogni mese pacchi di generi di prima necessità a centinaia di famiglie. Non un semplice aiuto, ma una mano tesa in un momento in cui tutto sembra crollare.

I dati del SIFEAD FSE+, la piattaforma del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fotografano un impegno concreto ma insufficiente rispetto alla vastità del bisogno.
Nel 2024 sono stati registrati 495 assistiti totali, di cui 413 continuativi e 82 saltuari. Tra loro uomini e donne in egual numero (204 ciascuno), e una netta prevalenza di adulti tra i 30 e i 64 anni (192), ma anche 133 minori.
Una fascia di popolazione sempre più ampia che oggi si ritrova ai margini, non per scelta, ma per circostanza“Dopo il Covid — spiega Antonio Gallina — abbiamo assistito a un aumento costante delle richieste. Non solo da parte dei disoccupati, ma anche di chi lavora e non riesce comunque a sostenere le spese quotidiane. È la povertà dei nuovi tempi, quella che non si dichiara ma che cresce ogni giorno”.

Ma se i numeri raccontano solo una parte della realtà, ciò che non si riesce a quantificare è la povertà silenziosa.
Quella di chi non chiede. Di chi preferisce stringere la cinghia piuttosto che varcare la soglia di un’associazione.
“Molte persone — continua Gallina — non si rivolgono a noi per vergogna. Sentono il bisogno, ma non riescono a compiere quel passo. È una questione di dignità. Eppure, dietro quella dignità, spesso c’è una grande sofferenza.”

Il Banco Alimentare di Corigliano, pur con l’impegno costante dei volontari, non riesce sempre a garantire continuità nelle distribuzioni. Le risorse scarseggiano, e anche la rete del volontariato fatica a coprire l’intera domanda.
“Facciamo il possibile — racconta ancora Gallina — ma i mezzi sono limitati. Quando dobbiamo dire di no, lo facciamo con il cuore pesante. Perché dietro ogni richiesta c’è una storia vera, c’è una famiglia che spera.”

In questa fotografia sociale emergono anche due casi estremi: persone senza fissa dimora o colpite da esclusione abitativa, segno di un disagio che non è più marginale ma strutturale.
Eppure, anche davanti a un quadro tanto complesso, la speranza non manca.

Nonostante tutto — aggiunge Gallina — ogni gesto di solidarietà conta. Anche un pacco in più, una donazione, una parola di incoraggiamento possono cambiare la giornata di chi non ha più nulla.”

La povertà, a Corigliano come altrove, non è più un’ombra lontana. È dentro i quartieri, nelle famiglie, accanto a noi.
E se il Banco Alimentare può sembrare una goccia nel mare, per chi riceve quell’aiuto è un raggio di luce nel buio della difficoltà.
Un segno che, nonostante tutto, qualcuno tende ancora la mano.

 

Fonte “Gazzettino jonico

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